Bertrand Russell è uno degli intellettuali più prolifici della storia: si stima abbia scritto circa 70 opere. Escludendo i testi di logica e matematica, riservati agli specialisti della materia, il resto della sua produzione tocca filosofia, etica e politica: è un autore che può accompagnarvi per tutta la vita.
Riporto qui per intero un breve saggio, tratto dalla raccolta “Elogio dell’ozio”, che ho letto quest’estate: il titolo era molto vacanziero.
Rimarrete stupiti dalla chiarezza del linguaggio e dalla lucidità di pensiero. Siamo nel 1935, forse il momento in cui le ideologie di massa erano più influenti, e Russell ordina con chiarezza le ragioni per cui comunismo e fascismo sono entrambi modelli che deformano le nazioni in cui vengono applicati. Il saggio si intitola “Scilla e Cariddi”: i due mostri che, nello stretto di Messina, minacciano chi tenta di attraversarlo. Tra questi due estremi, sembra dirci Russell, restano schiacciati la razionalità, il buon senso, la libertà degli uomini, il loro diritto alla felicità.
Nel saggio, pubblicato nel 1935 ma scritto probabilmente qualche anno prima, si trovano anche previsioni sul futuro, tutte puntualmente avverate — con dettagli sorprendenti sullo scoppio delle guerre e sul loro esito. Ho controllato la data di pubblicazione più volte, incredulo.
Buona lettura.

SCILLA E CARIDDI, OSSIA COMUNISMO E FASCISMO
Oggigiorno molti sogliono dire che comunismo e fascismo sono le uniche alternative possibili in politica, e che chiunque non appoggi l’uno favorisce automaticamente l’altro. Personalmente sono contrario ad ambedue e non posso accettare questa alternativa così come, se fossi vissuto nel sedicesimo secolo, non sarei stato né protestante né cattolico. Esporrò il più brevemente possibile le mie obiezioni, prima al comunismo, poi al fascismo, poi a ciò che tutti e due hanno in comune.
Quando parlo di un « comunista » alludo a una persona che accetta le dottrine della Terza Internazionale. In un certo senso i primi cristiani erano comunisti, e lo stesso si può dire di molte sètte medioevali; ma ciò è ormai sorpassato.
Elencherò ora, seriatim, le ragioni per cui non sono comunista:
1) Non posso dare il mio assenso alla filosofia di Marx e tanto meno a quella contenuta nel Materialismo e empiriocriticismo di Lenin. Non sono un materialista, sebbene sia ancor più lontano dall’idealismo. Non credo che vi sia necessità dialettica di sorta nei mutamenti storici; Marx prese questa teoria da Hegel, ma la privò della sua unica base logica, cioè il primato dell’idea. Marx credeva che ogni stadio successivo nello sviluppo dell’umanità dovesse rappresentare un progresso; io non vedo perché bisognerebbe credere una cosa simile.
2) Non posso accettare la teoria del valore di Marx, e nemmeno, così come la espone lui, la teoria del plusvalore. La teoria che il valore di scambio di un bene di consumo sia proporzionale alla fatica implicita nella sua produzione (teoria che Marx prese da Ricardo) fu smentita dalla teoria di Ricardo sul reddito, ed è stata da lungo tempo abbandonata da tutti gli economisti non marxisti. La teoria del plusvalore poggia sulla teoria maltusiana della popolazione, che Marx rinnega altrove. Le teorie economiche di Marx non formano un tutto coerente, ma sono imbastite su teorie già vecchie, che egli approva o disapprova alternativamente, a seconda che ciò gli convenga o no per stabilire un capo d’accusa contro i capitalisti.
3) È pericoloso considerare un qualsiasi uomo come infallibile, perché ne segue inevitabilmente una supersemplificazione. La tradizione che la Bibbia fosse di ispirazione divina ha indotto troppi uomini a considerarla un libro sacro. Ma questo culto dell’autorità è contrario allo spirito scientifico.
4) Il comunismo non è democratico. Ciò che esso chiama « la dittatura del proletariato » è in verità la dittatura di una piccola minoranza che è diventata una classe di governo oligarchica. Tutta la storia dimostra che un governo si regola sempre a seconda degli interessi della classe dirigente, salvo quando è dominato dalla paura di perdere il potere. Non soltanto la storia, ma anche Marx dice la stessa cosa. La classe dirigente in un paese comunista è più potente di una classe dirigente capitalista in uno Stato « democratico ». Finché può contare sulla lealtà delle forze armate, sfrutterà tale potere per assicurarsi dei vantaggi che sono pericolosi e dannosi quanto quelli della classe capitalista.
Il supporre che la classe dirigente comunista agirà sempre per il bene di tutti è uno sciocco idealismo, contrario alla psicologia politica marxista.
5) Il comunismo limita la libertà, specialmente la libertà intellettuale, più di qualsiasi altro sistema eccetto il fascismo. La completa fusione del potere economico e del potere politico produce una terrificante macchina di oppressione che non concede scappatoie o eccezioni. Sotto un tale sistema il progresso diventerebbe ben presto impossibile, giacché è nella natura dei burocrati opporsi ad ogni cambiamento all’infuori di quelli che favoriscono un aumento del loro potere. Ogni seria innovazione è stata possibile soltanto per un caso che permise a persone impopolari di sopravvivere. Keplero visse grazie all’astrologia, Darwin grazie alla ricchezza ereditata, Marx grazie allo « sfruttamento » del proletariato di Manchester fatto da Engels. Sotto un regime comunista non vi sarebbe mai l’opportunità di sopravvivere nonostante l’impopolarità.
6) Vi è in Marx e in tutto il pensiero comunista una indebita glorificazione del lavoro manuale a scapito del lavoro intellettuale. Ciò provocò la reazione di molti intellettuali che altrimenti avrebbero capito la necessità del socialismo e senza il cui aiuto l’organizzazione di uno Stato socialista è difficilmente possibile. La divisione delle classi è posta dai marxisti, in pratica più che in teoria, troppo in basso nella scala sociale.
7) La predicazione della lotta di classe può scatenarsi in un momento in cui le forze opposte sono più o meno equilibrate, oppure quando i capitalisti sianoi più forti. In questo secondo caso si avrà un periodo di reazione. Nel primo caso invece, tenuto conto della potenza delle armi moderne, si potrebbe arrivare alla distruzione della civiltà che coinvolgerebbe nel disastro anche comunismo e capitalismo. Credo che, dovunque ci sia democrazia, i socialisti dovrebbero fare affidamento sulla persuasione e ricorrere alla forza soltanto per rintuzzare ogni illegale azione di forza dei loro avversari. Con questo metodo i socialisti acquisterebbero una preponderanza tale che la guerra finale sarebbe breve, e non tanto grave da distruggere la civiltà.
8) In Marx e nel comunismo vi è tanto odio che, se i comunisti vincessero, non instaurerebbero certo un regime capace di mettere un freno alle rappresaglie. Anzi, gli argomenti in favore dell’oppressione sarebbero più validi che mai, specialmente se la vittoria ponesse fine a una guerra dura e di dubbio esito. Dopo una guerra simile i vincitori non sono mai in uno stato d’animo tale da consentire una ricostruzione basata sul buon senso. I marxisti dimenticano troppo facilmente che la guerra ha una psicologia sua propria, nata dalla paura e indipendente dalla causa originaria del conflitto. L’ipotesi secondo la quale vi è un’unica possibile alternativa tra fascismo e comunismo mi sembra errata per quanto riguarda l’America, l’Inghilterra, la Francia, e probabilmente anche l’Italia e la Germania. L’Inghilterra ebbe un periodo di fascismo con Cromwell e la Francia con Napoleone, ma in nessuno dei due casi ciò fu di ostacolo alla democrazia che si sviluppò in seguito. Le nazioni politicamente immature non sono le guide migliori per ciò che riguarda il futuro politico.
Le mie obiezioni al fascismo sono più semplici delle mie obiezioni al comunismo e in un certo senso più fondamentali. I comunisti si propongono uno scopo che, in generale, io approvo. Disapprovo invece i mezzi per ottenerlo. Del fascismo disapprovo e il fine e i mezzi. Il fascismo è un movimento complesso; il regime fascista tedesco ad esempio differisce molto dal regime fascista italiano e, se si diffondesse in altri paesi, questa dottrina potrebbe assumere altre forme. Vi sono tuttavia taluni elementi essenziali, senza i quali non sarebbe più fascismo. È una dottrina antidemocratica, nazionalistica, capitalistica; si rivolge a certi strati della classe media che hanno sofferto per l’evoluzione moderna e si aspettanó di soffrire ancor di più se il socialismo o il comunismo si affermassero. Anche il comunismo è antidemocratico, ma soltanto per un certo periodo, finché le sue premesse teoriche saranno accettate traducendosi in pratica; inoltre mira a servire gli interessi dei lavoratori, che sono la maggioranza nei paesi più evoluti, e che secondo i comunisti finiranno per comprendere l’intera popolazione. Il fascismo è antidemocratico in un senso più fondamentale. Non accetta il principio della « massima felicità per il massimo numero » come giusta base di governo, ma seleziona certe persone o nazioni o classi come « le migliori » e le uniche degne di considerazione. Gli altri vengono costretti con la forza a servire gli interessi dei prescelti.
Mentre è impegnato nella lotta per la conquista del potere, il fascismo deve suscitare le simpatie di vasti settori della popolazione. In Germania e in Italia esso sorse dal socialismo rinnegando tutto quanto vi era di antinazionalistico nel programma socialista ortodosso. Prese sì dal socialismo l’idea della pianificazione economica e del rafforzamento del potere dello Stato, ma la pianificazione, invece di mirare al benessere di tutto il mondo, doveva servire gli interessi della classe superiore e media di un solo paese. E li doveva servire aumentando non soltanto l’efficienza, ma anche la schiavitù dei lavoratori e degli elementi « indesiderabili » della stessa classe media. Per quanto riguarda insomma le classi che non rientrano nel raggio della sua benevolenza, il fascismo crea al massimo le condizioni che si trovano in una prigione bene amministrata; più di questo non può e non vuole fare.
Il fatto che il fascismo scelga una porzione della umanità come l’unica veramente importante solleva un’obiezione fondamentale. Chi ha nelle mani il potere ha sempre operato una selezione del genere fin da quando fu istituito il primo governo; ma il cristianesimo, in teoria, ha riconosciuto che l’anima umana è fine a sestessa e non un mezzo per la gloria altrui. La democrazia moderna si è ispirata agli ideali morali del cristianesimo e ha fatto molto per indurre i governi a non occuparsi soltanto dell’interesse dei ricchi e dei potenti. Il fascismo, sotto questo aspetto, è un ritorno a quanto vi era di peggio nel paganesimo.
Se il fascismo trionfasse, non farebbe nulla per riparare le colpe del capitalismo; al contrario, la situazione peggiorerebbe. Il lavoro manuale si trasformerebbe in lavoro forzato con compenso minimo; gli uomini così reclutati non avrebbero diritti politici né libertà di vivere o di lavorare dove più gli aggrada, e probabilmente nemmeno una vita di famiglia vera e propria; sarebbero insomma degli schiavi. Tutto ciò si può già vedere in pratica nei metodi con cui i tedeschi risolvono il problema della disoccupazione; questo, in effetti, è il risultato del capitalismo privo del controllo della democrazia, mentre d’altro canto similari condizioni di lavoro forzato in Russia ci fanno pensare che sia anche l’inevitabile risultato della dittatura. In passato l’assolutismo è sempre stato accompagnato da qualche forma di schiavitù o di servitù.Tutto ciò accadrebbe se il fascismo trionfasse, ma è poco probabile che riesca a trionfare per lungo tempo, giacché non potrà risolvere il problema del nazionalismo economico. La forza più potente schieratasi dalla parte dei nazisti è stata l’industria pesante, specialmente l’industria dell’acciaio, e quella chimica. L’industria pesante, organizzata su piano nazionale, è attualmente la maggior fautrice di una guerra. Se ogni paese civile avesse un governo asservito agli interessi dell’industria pesante (e siamo quasi arrivati a questo punto) la guerra sarebbe inevitabile a breve scadenza. Ogni nuova vittoria del fascismo ci avvicina alla guerra; e la guerra, quando verrà, probabilmente spazzerà via il fascismo con tutto ciò che esisteva alle sue origini.
Il fascismo non ha uno schema ben ordinato di credenze, come il laisser faire o il socialismo o il comunismo; è essenzialmente una protesta emotiva, sorta in parte tra i membri della classe media (come i piccoli commercianti) che hanno sofferto per lo sviluppo della economia moderna, e in parte tra i magnati anarchici dell’industria la cui smania di potere è diventata megalomania. È irrazionale, nel senso che non può raggiungere gli scopi che i suoi fautori desiderano; non esiste una filosofia del fascismo, ma soltanto una psicanalisi del fascismo. Se trionfasse, la prima conseguenza della sua vittoria sarebbe un rapido diffondersi della miseria; ma la sua incapacità a trovare una soluzione al problema della guerra farà sì che il suo trionfo non duri più di un breve momento.
Non credo sia probabile che l’Inghilterra e l’America adottino il fascismo, perché in ambedue i paesi la tradizione parlamentare è troppo forte. Anche l’uomo della strada ha la sensazione che gli affari pubblici lo riguardino, e non vorrebbe perdere il diritto di esprimere le sue opinioni politiche. Le elezioni generali e le elezioni presidenziali sono degli avvenimenti sportivi, e se fossero soppresse la vita diventerebbe monotona.
Non è possibile essere altrettanto sicuri della Francia. Ma mi sorprenderei se la Francia adottasse il fascismo, salvo forse temporaneamente, durante una guerra. Vi sono altre obiezioni (e, a mio parere, le più decisive) che si possono applicare e al comunismo e al fascismo. Tutti e due sono tentativi compiuti da una minoranza per piegare a forza un popolo in uno schema prestabilito. Considerano il popolo così come un uomo considera la materia prima con la quale si propone di costruire una macchina: la materia prima subirà dei cambiamenti secondo il volere dell’uomo e non secondo le leggi di sviluppo ad essa inerenti. Ma per quel che riguarda gli esseri viventi, e soprattutto nel caso di esseri umani, la crescita spontanea tende a dare determinati risultati, e se ne possono ottenere degli altri soltanto con l’imposizione e la costrizione. Gli embriologi sono in grado di produrre bestie con due teste, o col naso al posto dell’alluce, ma per questi mostri la vita non è molto piacevole. Allo stesso modo il fascismo e il comunismo, che mirano a un certo schema della società, deformano gli individui perché vi si adattino; e coloro che non si lasciano deformare vengono uccisi o gettati in campo di concentramento. Non penso che un simile punto di vista, ignorando completamente gli impulsi spontanei degli individui, sia eticamente giustificabile o possa arrivare, a lungo andare, al successo politico. Si riesce, sì, a potare i cespugli di mortella in forma di pavoni, e con analoga violenza si riesce anche a far subire una analoga deformazione agli esseri umani. Ma il cespuglio rimane passivo mentre l’uomo, quali che siano le mire del dittatore, rimane attivo, in una sfera o in un’altra. Il cespuglio non può sfruttare su altri cespugli la lezione circa l’uso delle forbici che ha imparato dal giardiniere, ma un essere umano deformato troverà sempre esseri umani più umili di lui su cui manovrare cesoie più piccole. Gli inevitabili effetti di questa pressione artificialmente esercitata sugli individui si tradurranno in un aumento della crudeltà, o dell’indifferenza, o di tutte e due alternativamente. E non ci si può aspettare molto di buono da un popolo crudele e indifferente.
Gli effetti morali di tale sistema si farebbero sentire anche sul dittatore, e questa è una faccenda che fascismo e comunismo non hanno preso abbastanza in considerazione. Se egli, tanto per cominciare, è un uomo di sentimenti poco umani, si dimostrerà subito spietato e non esiterà ad adottare metodi crudeli per raggiungere i suoi scopi impersonali. Se invece gli ripugnano le sofferenze che è costretto a infliggere, o dovrà cedere il passo a un ‘successore di tempra meno mite, oppure dovrà soffocare i suoi sentimenti umanitari, nel qual caso diventerà probabilmente più sadico di chi non abbia mai dovuto sostenere una simile lotta con se stesso. In ambedue i casi il governo sarà nelle mani di uomini senza scrupoli, che nasconderanno la loro brama di potere simulando il desiderio di plasmare un certo tipo di società. Grazie all’inevitabile logica del dispotismo, quel poco di buono che poteva esservi in origine nei propositi della dittatura svanirà a poco a poco, mentre la difesa ad oltranza del potere del dittatore emergerà sempre più chiaramente come lo scopo puro e semplice della macchina di Stato.
L’eccessiva importanza data alle macchine ha prodotto quello che potremmo chiamare l’abbaglio del manovratore, che consiste nel trattare individui e società come se fossero cose inanimate, e i manovratori delle macchine come se fossero esseri divini. Gli esseri umani cambiano sotto determinate influenze, e anche i manovratori cambiano grazie agli effetti delle operazioni da essi eseguite. La dinamica sociale è perciò una scienza molto difficile, e in proposito si sa meno di quanto sarebbe necessario per autorizzare una dittatura. Nel manipolatore tipico, ogni sentimento per la crescita naturale del suo paziente è atrofizzata; il risultato non è, come egli spera, l’adattamento passivo a una certa posizione in un certo schema prestabilito, ma una crescita morbosa e deforme, che segue uno schema grottesco e macabro. L’ultimo argomento psicologico in favore della democrazia e della pazienza è che nella vita deve sussistere in parte la possibilità di svilupparsi liberamente, del fare-quel-che-mi-garba senza imposizioni: ciò è essenziale se si vuole evitare che gli uomini diventino dei mostri deformi. In ogni caso, poiché io credo che la dittatura fascista e la dittatura comunista siano egualmente indesiderabili, deploro l’attuale tendenza a considerarle come le uniche alternative possibili, e a condannare invece la democrazia come qualcosa di sorpassato. Se gli uomini pensano davvero che fascismo e comunismo siano le uniche alternative possibili, finiranno col diventarlo; se pensano altrimenti, non lo diventeranno.


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